Buono fruttifero postale serie P/Q – ottenere maggiori interessi

Buono fruttifero postale serie P/Q - Poste Italiane - come ottenere maggior rimborsoSei possessore di un Buono fruttifero postale serie P/Q emesso da Poste Italiane tra il 1 luglio 1986 e il 23 giugno 1997 con valenza trentennale? Potresti ottenere molti più interessi rispetto a quelli che l’ufficio postale ti vuole riconoscere. Questo accade perché Poste Italiane avvalendosi di una normativa che le consente di modificare successivamente i tassi di interesse sottoscritti rimborsa una somma decisamente inferiore. La differenza tra quello che dovreste ricevere e quello che vi vorrebbe dare Poste Italiane è notevole. Potreste ottenere anche un 40% in più!

Come riconoscere il buono fruttifero postale che potrebbe farti ottenere più interessi.

Poste Italiane ha commesso un errore nell’emissione dei buoni fruttiferi postali serie P/Q. Infatti ha utilizzato dei modili previsti per precedenti emissioni sulle quali ha apposto un timbro sulla parte frontale ed uno sul retro. Il primo indica solo la nuova serie “SERIE P/Q” (clicca qui.) il secondo, sul retro indica differenti interessi rispetto alla tabella prestampata (clicca qui). Ovviamente, avendo voi sottoscritto il buono fruttifero con il timbro già apposto, per voi si applicheranno i tassi indicati dal timbro. questi sono:

  • 8% dal 1° al 5° anno;
  • 9% dal 6° al 10° anno;
  • 10,5% dall’11° al 15 anno;
  • 12% dal 15° al 20° anno.

Perché hai diritto ad avere una somma maggiore.

Oltre al fatto che, da un caso che ho potuto analizzare, Poste Italiane non rispetta neanche la tebella sopra indicata, il vero problema nasce dal fatto che il timbro apposto non indica in alcun modo il tasso di interesse che deve essere applicato dal 20° al 30° anno. Nel buono fruttifero postale di £ 500.000, la dicitura riportata sotto indica in £ 129.075 il tasso di interesse fisso bimestrale che deve essere applicato per l’ultimo decennio. 

Dopo aver sviluppato il prospetto di liquidazione anno per anno dal sito della Cassa Depositi e Prestiti (clicca qui), ho confrontato i dati con i calcoli da me sviluppati e posso affermare con certezza che Poste Italiane non ha applicato (se non per il primo anno) i tassi indicati sul timbro apposto sul retro al buono fruttifero. Inoltre, per quanto riguarda l’ultimo decennio applica un tasso di interesse decrescente che va da circa un 10,70% (circa) fino al 5,40% (circa). Questo è totlamente illegittimo. 

La differenza è notevole. Poste Italiane per l’ultimo decennio riconosce, sul buono fruttifero di £ 500.000, solo € 1.624,00 (lordi) mentre dovrebbe riconoscere, utilizzando l’interesse fisso bimestrale, ben € 3.999,70 (lordi). Quindi quasi  due volte e mezzo in più!

Perché Poste Italiane non riconosce gli interessi dovuti del b.f.p..

Dal sito delle Poste, si legge che: 

I Buoni delle serie “O” e “P” hanno subito delle variazioni dei tassi di rendimento fissati al momento dell’emissione per effetto del Decreto del Ministro del Tesoro del 13 giugno 1986 (G.U. n. 148 del 28 giugno 1986). Tale decreto, in occasione dell’emissione della serie “Q”, ha esteso i nuovi rendimenti ai montanti maturati alla data del 1° gennaio 1987 di tutte le serie precedenti, comprese quindi la “O” e la “P”.
Di conseguenza, la tabella riportata sul retro del titolo non ha valore ai fini dell’esatta liquidazione del valore di rimborso. La variazione in diminuzione operata con il citato decreto è avvenuta in virtù dell’art. 173 del codice postale – D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 – che prevedeva la possibilità di estendere le variazioni dei tassi dei Buoni postali fruttiferi “ad una o più delle precedenti serie”. Tale D.P.R. è stato abrogato dall’art. 9 del Decreto del Ministro del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 19 dicembre 2000 (G.U. n. 300 del 27 dicembre 2000) e quindi non sarà più possibile operare variazioni dei tassi di rendimento dei Buoni emessi in precedenza, fatte salve le variazioni già intervenute nel passato.

Perché puoi avere interessi maggiori rispetto a quelli offerti.

Il principio è semplice. Al momento della sottoscrizione, il possessore del buono fruttifero postale ha accettato le condizioni che erano scritte sul buono stesso. Non solo, la volontà di acquistare quel determinato buono fruttifero era stata determinata proprio da quelle condizioni ed interessi promessi. Questo determina l’impossibilità per Poste Italiane di modificare successivamente i tassi di interesse. 

Sono diverse le pronunce dell’ABF (Arbitrato Bancario e Finanziario) che seguono questo orientamento così come sono diverse le pronunce dei Tribunali.

L’ABF la si può adire direttamente senza la necessaria presenza di un avvocato (a differenza del Tribunale) anche se, essendo la materia molto complicata, quantomeno dal punto di vista contabile, è sicuramente preferibile rivolgersi a chi già conosce la questione anche perché ogni buono fruttifero è differente da un altro.

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