Analizziamo il principio di diritto affermato dalla Cassazione in relazione alla tenuità del fatto.

Principio di diritto recidiva e comportamento abitualeLa Suprema Corte è intervenuta per chiarire le differenze che sussistono tra l’istituto della recidiva (articolo 99 c.p.) ed il concetto di comportamento abituale previsto dall’articolo 131 bis c.p.. Nello specifico ha affermato il seguente principio di diritto: “La nozione di comportamento abituale – che ricorre quando l’autore ha commesso almeno altri due illeciti oltre quello preso in esame – non può essere assimilata a quella della recidiva, che opera in un ambito diverso ed è fondata su un distinto apprezzamento, con la conseguenza che assumono rilievo anche reati commessi successivamente a quello per cui si procede, unitamente alla valutazione del comportamento dell’imputato dopo il delitto (nella specie demolizione e sanatoria edilizia), significativo della sua non abitualità alla commissione di reati.”

Il fatto.

Il Giudice per le indagini preliminari aveva dichiarato non punibile, per la particolare tenuità del fatto, un soggetto accusato di reati edilizi. Il Giudice nel motivare la propria dichiarazione di particolare tenuità del fatto, affermava che i lavori iniziati previo il rilascio del permesso di costruire, sono proseguiti solo in minima parte dopo la decadenza del provvedimento. Le difformità sono state parziali e non avevano un significato di rilievo e comunque erano state rimosse o sanate. Inoltre l’episodio risultava isolato. Il procuratore Della Repubblica ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l’inesistenza dei presupposti per l’applicazione dell’articolo 131 bis c.p. in quanto la condotta posta in essere dall’imputato non ha prodotto un danno esiguo e l’offesa non può considerarsi di particolare tenuità. Sempre secondo il Procuratore della Repubblica, la rilevanza dell’offensività del reato edilizio deve essere effettuata unitariamente e la condotta successiva al reato risulta irrilevante.

Cosa prevede il primo comma dell’articolo 131 bis del codice penale.

Art. 131 bis – Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto

Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. […]

Soffermandosi proprio sul concetto di comportamento abituale la Suprema Corte  ribadisce che la previsione normativa, conforme a Costituzione (ordinanza n. 279/2017) dato che anche in presenza di fatti analoghi, ovvero in presenza di elementi oggettivi di particolari tenuità del fatto, le ineguali condizioni soggettive giustificano il diverso trattamento sanzionatorio. Il fatto particolarmente lieve è comunque un fatto che lede un bene giuridico e che costituisce reato ma che il legislatore preferisce non punire.  Questa ipotesi è comunque legata ad un dato soggettivo costituito dalla non abitualità del comportamento penalmente rilevante e necessita una valutazione nel suo insieme, compreso il comportamento successivo alla commissione del reato al fine di escludere l’abitualità. Pertanto e contrariamente alla richiesta del Procuratore della Repubblica,  la Suprema Corte ritiene indispensabile valutare il comportamento successivo alla commissione del fatto per  valutare l’applicabilità o meno dell’art. 131 bis c.p. per escludere l’abitualità del comportamento.

 

La recidiva e l’accostamento al comportamento abituale.

Alla base del principio di diritto sopra esposto, c’è una ulteriore sentenza della Suprema Corte (Sentenza n. 26867/2017) la quale aveva già affermato che  “La nozione di comportamento abituale […] non può essere assimilata a quella della recidiva, che opera in ambito diverso ed è fondata su un distinto apprezzamento, con la conseguenza che assumono rilievo anche i reati commessi successivamente a quello per cui si procede (nella fattispecie la S.C. ha confermata la sentenza di merito che ha ravvisato la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di evasione commesso dall’imputato, nonostante che lo stesso fosse stata contestata la recidiva)”

Conclusione.

Nonostante il principio di diritto espresso dalla Suprema Corte si riferisca anche al concetto della recidiva, la sentenza in esame chiarisce bene l’applicabilità dell’istituto della tenuità del fatto in relazione al concetto del comportamento non abituale. In particolare i Giudici affermano che la tenuità del fatto non deve essere rapportata ad un valore puramente economico, ma anche alle modalità della condotta ed anche alla condotta successiva tenuta dal reo.  

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