Problem Solver – Il risolutore dei problemi


Problem Solver - risolutore dei problemi

Da diversi anni sta prendendo piede in diverse aziende (anche se la maggior parte di queste sono transfrontaliere) una nuova figura professionale: il problem solver (letteralmente: risolutore di problemi).

Chi è un Problem Solver

Il termine prende spunto dal concetto del problem solving (letteralmente risolvere i problemi); ovvero la più complessa di tutte le attività cognitive consistente nell’abilità di risolvere qualsivoglia problema. Un problem solver è quindi colui che sa affrontare qualsiasi situazione mediante le proprie spiccate capacità di risolvere le varie difficoltà più o meno complesse ed in differenti ambiti e situazioni, che si pongono sulla strada per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Ovviamente non esiste alcuna scuola o un corso universitario che sia specifico. È però pacifico che un problem solver deve avere particolari capacità di analisi e deve anche saper uscire dagli schemi “ordinari” di valutazione delle alternative possibili e percorribili.

Tecniche del Problem Solving

Ogni problema che viene affrontato richiede che si prendano delle decisioni e queste per poter essere efficaci nella risoluzione del problema devono essere prese con dei procedimenti logici ben definiti. L’attività cognitiva definita con il termine problem solving consiste nell’affrontare il problema in modo scientifico.

E’ utile avere comunque la consapevolezza che non esistono metodi semplici per risolvere i problemi, ma è possibile che con dei semplici accorgimenti sia possibile ottenere ottimi risultati.

Il metodo scientifico su cui si basa il problem solving si articola in diverse fasi con l’obiettivo di individuare nel minor tempo possibile la strada corretta per eliminare gli intoppi che troviamo sul nostro cammino. In molti hanno cercato di dare uno schema logico del metodo scientifico; chi lo racchiude in 6 punti, chi in 7, chi si rifà al metodo definito da Cartesio fondato sulle 4 regole. Di fatto, senza andare a codificare un qualche cosa che in realtà non ha codificazioni, posso solo consigliare alcuni passaggi logici che ritengo importanti per la risoluzione del problema. Posso affermare che il processo del problem solving si caratterizza da alcuni passaggi logici.

Prima fase

è necessario rendersi conto che esiste un problema (alcuni definiscono questa fase come la fase del problem finding). Sembra a prima vista una cosa semplice, ma in realtà è la fase più difficile;

Definire l’ambito del problema

dopo aver trovato il problema, è necessario definirlo in modo preciso e conseguentemente circoscriverlo il più possibile. In questa fase è necessario evitare descrizioni generiche o superficiali e soprattutto è necessario soffermarsi sul problema e quindi sull’effetto e non sulla causa dello stesso. (fase del problem finding). Quando è possibile, è utile dividere il problema in tanti sotto-problemi così da poter analizzare singolarmente la fattispecie. Importante in questa fase è non tralasciare i fatti scomodi, non perdere tempo nella ricerca di informazioni impossibili e soprattutto verificare che le informazioni prese siano reali ed attendibili;

Trovare la cause

dopo essere arrivati al nocciolo del problema allora è possibile cominciare a cercare le varie cause possibili che hanno generato il problema; successivamente trovare quella che con il grado di certezza maggiore sia la più probabile (la fase del problem setting). Dobbiamo fare attenzione anche a suddividere le cause principali da quelle secondarie o conseguenziali della causa principale;

Trovare più soluzioni

rispondere alle domande che vengono posta dal problema e conseguentemente trovare le soluzioni possibili (fase del problem solving);

Decidere la soluzione migliore (fase del decision making).

Il Piano di azione consiste nel definire chi fa che cosa e quando. È necessario tener presente che ci sono almeno due alternative possibili tra cui scegliere. Per trovare la soluzione oggettivamente migliore, e quindi evitare di incappare nell’errore di preferire il proprio giudizio soggettivo è opportuno:

  • non attribuire troppa importanza alle esperienze pregresse;
  • creare molte idee senza troppo rifletterci sopra (tecnica del Brainstorming che consiste nel non giudicare mai le idee, non controllarsi e lasciare libero sfogo alle idee, più idee ci sono meglio è);
  • non criticare mai le alternative proposte da altri e evitare di decidere con troppa velocità:
  • mettere sempre per iscritto le proprie idee;

Decidere come attuare la soluzione migliore

mediante un piano di azione (fase della decision taking). Per aiutarsi è consigliabile scadenzare le attività, o se queste son diverse dividerle in gruppi od in sotto-attività, assegnando date di esecuzione con i nomi dei soggetti responsabili delle varie azioni da intraprendere;

La verifica

alla fine è necessario ovviamente verificare i risultati dell’attuazione. Al fine di una verifica corretta, è opportuno non prevedere troppe azioni o attività contemporaneamente; si correrebbe il rischio di non riuscire a mettere in relazione l’azione con l’effetto, con la conseguenziale impossibilità di capire cosa sta ottenendo i risultati e cosa no.

Differenza tra consulenza e Problem Solver.

Ho già parlato della consulenza legale (per leggere l’articolo clicca qui). Le principali differenze tra le due figure professionali sta nel fatto che il consulente legale di solito non viene chiamato per risolvere un problema. Una società gli prospetta una questione giuridica che di base è stata già impostata dagli organi direttivi ed il professionista ha ben poco margine di autonoma e deve ovviamente rispondere al quesito che gli viene posto. Un problem solver valuta la situazione scevra di valutazioni e considerazioni fatta da altri, ha piena autonomia di valutazione ed alla fine prepara una piano di azione.

In parole povere il consulente legale entra a far parte del processo sopra riportato al punto c) e termina il proprio lavoro con il punto d) e se i passi precedenti o i passi successivi non vengono svolti correttamente anche il lavoro del consulente non potrà mai essere pienamente soddisfacente e soprattutto difficilmente sarà risolutivo.

Come di diventa un Problem Solver.

Ovviamente non esiste alcuna scuola o corso universitario che sia specifica per apprendere le tecniche del problem solving. È però pacifico che un problem solver, oltre ad avere delle ampie competenze e conoscenze specifiche, deve avere particolari capacità di analisi e deve anche saper uscire dagli schemi “ordinari” di valutazione delle alternative possibili e percorribili. Un problem solver è un soggetto che ha delle caratteristiche particolari quali:

  • capacità di lavorare in un team;
  • ottime capacità razionali e di analisi;
  • di mettersi costantemente in discussione e di avere una mentalità aperta non solo a nuove soluzioni, ma anche a nuovi metodi di indagine della realtà;
  • soprattutto deve essere un soggetto che sia in grado di poter vedere uno stesso fatto con angolazioni differenti.

In conclusione.

Essere un Problem Solver significa avere delle grandi responsabilità! Per esperienza diretta posso affermare che le maggiori difficoltà non sono state nel risolvere i problemi che mi venivano proposti, ma doverli risolvere con dei limiti esterni che di solito sono imposti dalle aziende. Nella maggior parte dei casi questi limiti riguardano aspetti legati ad una politica aziendale, oppure legate al badget a disposizione. La massima potenzialità il problem solver riesce a metterla sul campo se ha la massima libertà di azione.

Per qualsiasi ulteriore informazione o domanda sull’argomento potete contattare in forma privata l’Avv. Daniele Ingarrica mediante il form presente nella pagina contatti . Per lasciare invece un commento visibile a tutti sul blog andare in fondo alla pagina.

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