Cliente e ricerche su internet – cosa c’è di male?

Clienti e ricerche su internetDa diverso tempo girano tra i vari social network immagini come quella qui a fianco. Ovvero il professionista, che sia medico, ingegnere, avvocato o altro, mostra il suo disappunto quando un cliente si presenta ad un incontro e dice frasi del tipo “ho letto su internet che …….” oppure “ma su internet ho letto che ……..”

Cosa c’è di male ad informarsi?

Nessuno. Personalmente quando davanti ho un cliente informato, lo preferisco, è possibile parlare con lui in modo più preciso e puntuale. Ritengo che il Problema non sia un cliente informato o meno, ma il tipo di informazioni che il cliente recepisce dal mondo del web.  Soprattutto per chi non è pratico di un determinato settore, quello che si legge deve sempre essere preso con le pinze e mai in modo assoluto. Se agli occhi di un inesperto può sembrare che una situazione sia simile alla sua, non è detto che sia la stessa cosa agli occhi di un professionista del settore.  Nello specifico, nel mondo giudiziario alle volte sono le piccole differenze in fatto, che magari vengono sottovalutate dal cliente, che rendono la fattispecie rappresentata dal cliente completamente differente da quella letta su internet.

Un esempio pratico.

Il Sig. Tizio è accusato di aver rubato da un supermercato una bottiglia di Whisky per un valore di € 10,00. Tizio cercando su internet trova un articolo dove legge che Caio, il quale era accusato di aver rubato da un supermercato dei generi alimentari per un valore di € 10,00 era stato assolto. Tizio quindi ritiene che anche lui possa essere assolto. Tizio viene da me e mi dice: “avvocato ho letto su internet che Caio ha rubato per € 10 da un supermercato ed è stato assolto. Quindi anche noi abbiamo vinto!!” A questo punto cosa faccio? approfondisco la notizia letta da Tizio e scopro che Caio, aveva perso il lavoro da 6 mesi, vive in macchina ed ha con se un bambino di 6 mesi. Le due fattispecie non sono per niente uguali.

In conclusione.

Non ritengo che ci sia nulla di male se un cliente viene da me avendo letto delle informazioni su internet (anche perché oggi c’è internet, una volta invece c’era l’amico). Il nostro ruolo non è solo quello di agire, ma anche di informare e spiegare quello che si andrà a fare ed il perché. Alle volte proprio la fattispecie portata ad esempio dal cliente può esserci utile per spiegare meglio la situazione e rendere il cliente pienamente consapevole dei possibili risvolti della vicenda.

Il problema di fondo e quello che mi infastidisce, è l’atteggiamento del cliente che alle volte  vuole aver ragione a tutti i costi (leggi anche l’articolo su cosa significa essere un grande avvocato), anche quando non ce l’ha, ma questa non è colpa di internet.

 

Per qualsiasi ulteriore informazione o domanda sull’argomento potete contattare in forma privata l’Avv. Daniele Ingarrica mediante il form presente nella pagina contatti . Per lasciare invece un commento visibile a tutti sul blog andare in fondo alla pagina.

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